"Oggi tu hai ucciso un lupo, una creatura che, fra le tante, Lui ha messo su questa Terra destinando un posto per ciascuno di noi. Tu hai ucciso una creatura la cui unica colpa, forse, è stata quella di essersi procurata cibo per se e per la sua famiglia. Per questa tua azione io ti auguro che Lui possa invece riservare a te una lunga vita, ma tanto lunga che tu possa veder morire tua moglie e i tuoi figli e i figli dei tuoi figli e i tuoi amici più cari. Che tu possa invecchiare a lungo soffrendo di stenti, solo, malato e abbandonato, cercando ogni giorno la pietà di un "colpo di fucile" che possa mettere fine alla tua esistenza. Un colpo di fucile che non verrà mai perchè l'hai sprecato uccidendo un Lupo."
Sembra una maledizione Indiana, invece è la mia
All'inizio cercavamo una casa per godere serenamente gli anni della nostra vecchiaia e questa casa l'abbiamo trovata a Lapedona, nelle splendide terre Marchigiane. Insieme alla casa c'era la terra e su questa terra c'erano gli ulivi: un amore a prima vista. Noi siamo Dana e Massimo e "La DaMa" è il nome che abbiamo dato alla nostra casa. In essa sarete i benvenuti comunque perchè, tutti portano un po di gioia ... chi entrando ... chi uscendo.
sabato 24 novembre 2012
martedì 13 novembre 2012
"Preghiera per un figlio" di Douglas Mac Arthur
Dammi un figlio, Signore,
che sia abbastanza forte da riconoscere la sua debolezza,
e abbastanza coraggioso da affrontare se stesso di fronte alla paura.
Dagli la forza di restare in piedi, dopo una sconfitta onorevole,
così come la forza di restare umile e semplice dopo la vittoria.
Dammi un figlio, Signore,
in cui i desideri non rimpiazzino le azioni,
un figlio che ti conosca e sappia conoscere se stesso.
Fa che percorra, Ti prego, non il sentiero dell’agiatezza e della comodità,
ma quello dello sforzo e della sfida nella lotta contro le difficoltà.
Insegnagli a tenersi dritto nella tempesta,
ma anche ad aver comprensione per coloro che sono deboli.
Dammi un figlio che abbia un cuore puro e un ideale elevato,
un figlio che sappia dominarsi prima di voler dominare gli altri,
un figlio che sappia ridere senza dimenticarsi come si fa a piangere,
senza dimenticarsi del passato.
E dopo tutto questo, Signore, dagli, Ti prego,
il senso dell’umorismo, così che viva con serietà,
ma sappia guardare se stesso senza mai prendersi troppo sul serio.
Donagli l’umiltà, che gli ricordi sempre la semplicità della vera grandezza;
l’apertura di spirito della vera sapienza, e la dolcezza della vera forza.
E allora io, suo padre, potrò mormorare: “Non ho vissuto invano”.
che sia abbastanza forte da riconoscere la sua debolezza,
e abbastanza coraggioso da affrontare se stesso di fronte alla paura.
Dagli la forza di restare in piedi, dopo una sconfitta onorevole,
così come la forza di restare umile e semplice dopo la vittoria.
Dammi un figlio, Signore,
in cui i desideri non rimpiazzino le azioni,
un figlio che ti conosca e sappia conoscere se stesso.
Fa che percorra, Ti prego, non il sentiero dell’agiatezza e della comodità,
ma quello dello sforzo e della sfida nella lotta contro le difficoltà.
Insegnagli a tenersi dritto nella tempesta,
ma anche ad aver comprensione per coloro che sono deboli.
Dammi un figlio che abbia un cuore puro e un ideale elevato,
un figlio che sappia dominarsi prima di voler dominare gli altri,
un figlio che sappia ridere senza dimenticarsi come si fa a piangere,
senza dimenticarsi del passato.
E dopo tutto questo, Signore, dagli, Ti prego,
il senso dell’umorismo, così che viva con serietà,
ma sappia guardare se stesso senza mai prendersi troppo sul serio.
Donagli l’umiltà, che gli ricordi sempre la semplicità della vera grandezza;
l’apertura di spirito della vera sapienza, e la dolcezza della vera forza.
E allora io, suo padre, potrò mormorare: “Non ho vissuto invano”.
mercoledì 26 settembre 2012
Seneca, Lettere morali a Lucilio
Fai così, o mio Lucilio: renditi padrone di te
stesso e il tempo che finora ti era portato via con la forza o sottratto
con la frode o che ti sfuggiva di mano raccoglilo e conservalo.
Persuaditi, succede proprio come ti scrivo: certi momenti ci sono tolti
con brutalità, altri presi subdolamente, altri ancora si disperdono.
Però lo spreco più vergognoso è quello provocato dall’incuria. E se
avrai la compiacenza di prestare attenzione, bada: la maggior parte
della vita se ne va mentre operiamo malamente, una porzione notevole
mentre non facciamo nulla, tutta quanta la vita mentre siamo occupati in
cose che non ci riguardano. Mi indicherai un uomo
che attribuisca un valore effettivo al tempo, che sappia soppesare ogni
giornata, che si renda conto di morire ogni giorno? Sbagliamo, infatti,
in questo: che ravvisiamo la morte innanzi a noi; ebbene: una gran parte
della morte appartiene già al passato. Tutto ciò che della nostra
esistenza è dietro di noi, la morte lo tiene saldamente. Fai dunque, o
mio Lucilio, quel che mi scrivi che fai: tienti strette tutte le tue
ore, così avverrà che dipenderai meno dal domani. Mentre si differiscono
gli impegni, la vita ci passa davanti. Tutto, o
Lucilio, è al di fori dell’uomo: solo il tempo è nostro; di quest’unico
bene lubrico e fugace la natura ci ha affidato il possesso e ne può
escludere chi vuole. E poi, osserva come è grande la follia dei mortali:
tollerano che siano loro rinfacciati come un debito, quando li abbiano
ottenuti, i doni più insignificanti, di pochissimo valore e comunque
rimpiazzabili; nessuno, invece, si considera debitore di qualcosa, se ha
ricevuto un po’ di tempo; eppure questo è l’unico bene che nemmeno una
persona riconoscente può restituire. Forse chiederai che cosa faccio io che ti
impartisco tali insegnamenti. Lo confesserò candidamente: proprio quello
che succede a un uomo amante del lusso, ma scrupoloso: tengo alla
perfezione il registro delle spese. Non ho il diritto di affermare che
non sperpero nemmeno un poco di tempo, ma dirò quanto ne perdo e perché e
in che modo; così renderò ragione della mia povertà. Del resto, mi
capita ciò che succede alla maggior parte delle persone in miseria per
colpa loro: tutti sono comprensivi, nessuno, però, viene ad aiutarle. E allora? Non considero un poveraccio chi si accontenta di quel poco –
non importa quanto – che gli è rimasto. Preferisco tuttavia che tu tenga
in serbo le tue risorse e comincerai a farlo nel momento opportuno.
Infatti, come giustamente vedevano i nostri vecchi, è troppo tardi
risparmiare quando si è giunti in fondo al vaso, perché ciò che rimane è
davvero poca cosa e, per giunta, la peggiore. Stammi bene.
sabato 21 luglio 2012
martedì 17 luglio 2012
Oggi vi servo una Mia quasi inedita con un testo di Stefano Rosso
Finché tramonta il sole finché la terra va tu dona o mio Signore a chi ti chiederà.
A chi non vede, gli occhi ....... ha il mare in tasca...e l'acqua va a cercar "...
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